domenica 17 agosto 2014

Il mostro del pianeta perduto (Corman 1955)

Primo film di fantascienza di Roger Corman, come dimostra maggiormente il titolo originale, Day the world ended, rispetto a quello italiano, che invece ha preferito mettere l'accento sull'aspetto orrorifico della pellicola, è un'opera che mostra i difetti di molti dei primi lungometraggi del regista indipendente di Detroit, realizzati pressoché a costo zero.
Con un soggetto semplice ed una sceneggiatura ridotta all'osso, è un perfetto B-movie da drive in degli anni Cinquanta...
 

Leggi la trama:
Il mondo è stato distrutto da una guerra atomica. Jim (Paul Birch) e la figlia Louise (Lori Nelson) vivono in un rifugio antiatomico in cui all'origine del disastro era anche il promesso sposo della ragazza, poi misteriosamente scomparso.
Ai due si uniscono altre cinque persone: Tony (Mike Connors) e Ruby (Adele Jergens), una giovane coppia che non si rende conto della situazione, lui convinto di poter andare a San Francisco per degli affari e lei a continuare la sua carriera di spogliarellista, ma Jim e Louise gli spiegano che le città così come le ricordano non esistono più; il geologo Rick (Richard Denning), il cui fratello ad un passo dal sacerdozio è rimasto ucciso dalle radiazioni, arriva con Radek (Paul Budov), un uomo contaminato con la pelle del volto in parte mutata; Pete (Raymond Hatton) è un cercatore d'oro che chiede ospitalità anche per il suo asino, Satana.
Jim non è affatto contento, perché ora bisognerà gestire spazi e viveri, ma la figlia lo convince. La storia prosegue raccontando i rapporti di forza tra i sette personaggi rinchiusi nel rifugio: Jim e Rick legano di più, e quest’ultimo si avvicina molto a Louise sulla quale, a sua volta, ha messo gli occhi anche Tony, causando la gelosia di Ruby.
Le due ragazze si promettono di non insidiare i rispettivi uomini, ma mentre fanno il bagno in uno stagno nei pressi del rifugio si sentono spiate e, una volta uscite dall’acqua, vedono delle grosse orme.
Tony non smette di corteggiare Louise e alla fine lo scontro con Ruby è inevitabile e sarà l’ex spogliarellista a rimetterci la vita.
Il mostro esce allo scoperto e colpisce Louise, per poi prenderla in braccio e adagiarla in acqua con un gesto di amorevolezza che lascia pensare sulla sua reale natura. L’inizio della pioggia, temuto da tutti fino ad allora per il rischio dell’espandersi delle radiazioni, in realtà ucciderà solo il mostro, mentre ridarà speranza al genere umano. Jim si lascia morire, solo dopo aver sparato a Tony e aver preannunciato un futuro per la nuova coppia, Rick e Louise.
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Il film che, come visto, in realtà è un horror fantascientifico, ripropone però i topos del genere western: la sfida tra uomini di generazioni diverse, Jim e Tony, il primo giudizioso (legge persino la Bibbia), il secondo spaccone e dalla frasi ad effetto (“se ci sono due uomini e una pistola, la pistola la tengo io”); la donna da saloon, evidentemente Ruby, che in una sequenza mima anche uno dei suoi spogliarelli; c’è persino il cercatore d’oro, Pete, che chiede zucchero per potersi preparare da solo della grappa. Corman, peraltro, dà il meglio di sé nella scena in cui il triangolo amoroso tra Tony, Louise che lo rifiuta e Ruby degenera: alla fine, la resa dei conti tra quest’ultima e il ragazzo termina con Tony che getta la donna dalla rupe, con una splendida inquadratura in campo lungo, in una sequenza degna di John Ford, uno dei dichiarati punti di riferimento della carriera del regista statunitense. 
Al western si sovrappone anche un motivo tipico dell’horror vampiresco, condensato nel personaggio di Radek che, in via di mutazione per le radiazioni, ha bisogno di carne e sangue (proprio come il conte Vlad), arrivando a mangiare carne umana e animali vivi…
Infine, sembra esserci qualcosa anche di un caposaldo dell’horror classico, come King Kong: l'atteggiamento del mostro-scimmia che si intenerisce con Louise ricorda molto quello tra il gorilla più celebre del cinema e la bella di turno (Ann o Dwan a seconda che si prenda in considerazione la pellicola del 1933 o del 1976), anche se qui il montaggio alternato finale, tra il volto del mostro e la foto con il fidanzato che Louise simbolicamente toglie dal comodino, ci dà qualcosa di più di un indizio che quell’essere sia in realtà il risultato finale della mutazione genetica subita proprio dal promesso sposo della figlia di Jim.
Fondamentale, ai fini della vicenda fantascientifica, il dialogo tra Jim e Rick, in cui l’uomo più anziano racconta di aver partecipato ad esperimenti con le radiazioni, durante i quali il gruppo di ricercatori aveva constatato le mutazioni occorse ad alcuni animali.
Come se non bastasse la narrazione di quei fatti, Rick ha conservato anche i disegni, in cui sono rappresentati una scimmia con tre occhi e quattro arti superiori, corna, ecc., ed il mostro, in effetti, ricorda tutte le caratteristiche viste in quei disegni.
Oltre al “mostro”, l’ossessione atomica pervade anche la sceneggiatura, che contiene espressioni che oggi fanno sorridere, ma che calate nel contesto degli anni ’50, la dicono lunga sulle sensazioni del pubblico di allora: durante lo spogliarello accennato, Ruby si esprime con “misurate la mia radioattività”, intendendo il sex appeal, e, poco dopo, con lo stesso significato, “iniziavo ad atomizzare la gente”; anche la pelle trasformata dalle radiazioni viene detta “pelle atomizzata”.
A Tony, infine, spetta l'unico riferimento "colto" del film, quando paragona la situazione dei 7 protagonisti, chiusi nel rifugio, ai Dieci piccoli indiani di Agatha Christie...

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